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Roccia dei megaliti Vedi articolo pubblicato su ITINERA
La descrizione delle rocce incise individuate nell'ambito del Comune di Sonico potrebbe continuare a lungo, dal momento che i siti che le accolgono sono numerosi. In questa sede si accennerà solamente alla loro presenza. Nelle immediate vicinanze del paese, nella località "Plas", lungo il torrente Grandi, sparsi nella conoide, dallo stesso costituito e culminante con il Santuario di S. Maria di Pradela, e più in basso fino alle prime case del paese, vi è una serie di massi incisi caratterizzati soprattutto da coppelle, croci di cristianizzazione, disegni di piedi e segni vari. La "Corna di Batì", o masso n. 6, è forse il più interessante, dal momento che ospita due fasi di incisioni, la prima delle quali costituita, come si è detto, da una figura geometrica richiamente quella della roccia n. 3 del cornel de l'Àiva, mentre la seconda è costituita dalla rappresentazione di una stele antropomorfa femminile o figura idoliforme. Tale figura richiama con estrema verosimiglianza le stele antropomorfe della Lunigiana del periodo più arcaico, quindi dell'Aneolitico (3° millennio a.C.). Salendo dai Plas verso Pradasella, la "Corna Sanguinera", a quota 950 m circa, è un masso erratico, immerso in una fitta abetaia, che ospita alla sua sommità una serie di coppelle, tali da farlo credere un masso - altare.
Più su ancora, nel punto d'incontro tra la strada che sale dai Plas e quella che taglia il bosco orizzontalmente provenendo da Stablo per proseguire nel territorio di Edolo, poco sotto le cascine di Pradasella, vi è la "Corna de le Crus". Si tratta di un grosso masso erratico di micascito, associato ad un altro di dimensioni minori, posto volutamente a costituire un gradino di accesso alla sommità del più grande. Ambedue sono caratterizzati da una densa serie di coppele e ben 301 incisioni cruciformi, spesso tra loro in sovrapposizione. A Rino, in località "Gaderì", un masso erratico ospita croci di diversi periodi e coppelle. Dalle "Quattro strade", salendo verso la località "Fobia", la "Pigna peta" è una grande roccia caratterizzata da una fitta serie di iscrizioni relativamente recenti. Si dice che Don Ballardini avesse fatto scavare ai piedi di questa roccia, dove secondo la tradizione popolare sarebbe stato nascosto il tesoro del diavolo, e vi trovò alcune antiche incisioni. Alla sommità della roccia, in posizione dominante la valle sottostante, si riconoscono alcune coppelle e soprattutto il "Scagn del diaol" (la sedia del diavolo): un masso erratico con tracce evidenti di lavorazione a sella. Proseguendo lungo la strada per la Val Malga si raggiunge la località "Pos" (Pozzi). Qui la vecchia strada che da Garda andava a Fobia incrocia la carreggiabile e passa per la "Frera" e il "Sant de le Plote". Lungo questa vecchia mulattiera, in qualche punto scavata nella roccia, vi è una serie di rocce incise. La n. 1, lunga circa 20 metri, è quasi totalmente incisa e ospita incisioni fusiformi per graffi ripetuti, coppelle, coppelle e canaletti, figure cruciformi ed una iscrizione in caratteri prelatini, attestante l'antichità della frequentazione della zona.
La n. 2 è ricca di incisioni, date e sigle recenti, ma sotto di esse si riconoscono incisioni graffite medioevali e altre ancora più antiche, tra le quali una imbarcazione. Anche qui numerose sono le croci di diversa fattura. Una bella scena di caccia graffita è costituita da due figure di cacciatori armati di lancia e un cervo e questa si sovrappone a tre lettere iniziali in capitale "rustica", di rozza fattura, ma di età romana (Valvo 1992). Poco oltre vi è la roccia n. 3, ancora con incisioni cruciformi e poche decine di metri oltre l'edicola del Sant de le Plote, la Corna de le Crus, grande masso posto al margine sinistro della strada, ospita oltre ottanta figure cruciformi ed una cinquantina di coppelle. In Val Malga, in località Faet, si conosce un masso con coppelle. |
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